Regionali Piemonte, ci vuole più sinistra
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di Armando Petrini, segretario regionale Piemonte
In vista delle elezioni regionali di fine marzo, la Federazione della Sinistra in Piemonte ha siglato un’intesa tecnico-elettorale con Mercedes Bresso. Un accordo molto chiaro, che prevede una convergenza con la Bresso sul piano elettorale, allo scopo di costruire un fronte largo capace di battere la destra, ma allo stesso tempo una divergenza sul piano dei contenuti, che porterà la Federazione della Sinistra a presentare un proprio programma, autonomo e distinto da quello sancito dall’asse Pd-Udc. Un’intesa che risponde perciò a due esigenze fondamentali. Innanzi tutto definisce un fronte democratico, il più ampio possibile, in grado di contrastare la pericolosissima candidatura di Cota.
Una candidatura con il volto peggiore della destra, fatto di politiche apertamente contro i lavoratori e di un razzismo sempre più allarmante. Pensiamo a cosa significherebbe, tanto sul piano simbolico quanto sul piano concreto delle politiche regionali, un’eventuale conquista del Piemonte da parte della Lega. Credo che ogni elettore di sinistra, e a maggior ragione comunista, non possa che essere molto preoccupato di questa eventualità e guardare perciò con favore al tentativo di non frammentare il fronti anti-Cota.
In secondo luogo l’accordo risponde all’esigenza cruciale di portare i punti programmatici della Federazione della Sinistra in consiglio regionale. Noi non sottoscriveremo il programma della Bresso, e non faremo dunque parte dell’eventuale giunta da lei presieduta. Ci impegneremo al contrario in una campagna elettorale tutta caratterizzata sui nostri contenuti: reddito minimo sociale, piano per l’occupazione, legge contro le delocalizzazioni, rafforzamento della sanità pubblica, no alla Tav e piano per il trasporto locale, no al nucleare e investimenti nelle fonti rinnovabili, difesa della scuola e dell’università pubblica, politiche di integrazione sull’immigrazione, tutela della cultura come bene non mercificabile, difesa della laicità delle istituzioni.
Ma come si è giunti a questa intesa?
Concludendo cinque anni di governo con Mercedes Bresso, che abbiamo giudicato complessivamente soddisfacenti (almeno per il lavoro svolto dal nostro assessore e dai nostri consiglieri), il nostro tentativo è stato, in prima battuta, verificare la possibilità di un accordo di programma con il centrosinistra. Abbiamo purtroppo registrato immediatamente un atteggiamento di chiusura da parte del Partito democratico, che ha preferito costruire un patto di ferro con l’Udc, sacrificando a questa intesa il buono che avevamo costruito insieme in questi anni.
L’accordo di programma Pd-Udc era (ed è) per noi inaccettabile. Sul piano dei contenuti, innanzi tutto: siamo e resteremo contrari ai processi di privatizzazione della sanità (e a favore di un rafforzamento della sanità pubblica), siamo e resteremo contrari alla Tav (e a favore di una sistema di trasporto pubblico locale potenziato e migliorato), siamo e resteremo contrari al nucleare (e a favore di un forte investimento nelle fonti rinnovabili). Allo stesso tempo abbiamo verificato una difficoltà via via crescente a costruire un fronte comune con Sinistra Ecologia e Libertà e l’Italia dei Valori per arginare il progressivo scivolamento del Pd verso l’Udc. Entrambe queste forze infatti hanno preferito sottoscrivere il programma Pd-Udc piuttosto che privilegiare un dialogo con noi.
A fronte di questa situazione, e dovendoci misurare con un sistema elettorale molto insidioso, fatto apposta per cercare di eliminare la sinistra dal panorama politico anche regionale, ci siamo trovati in uno scenario non facile, che abbiamo affrontato mantenendo fede ai due principi che ci eravamo dati: priorità ai contenuti, cioè ai programmi, e consapevolezza che la mediazione, inevitabile in un percorso di alleanze, non avrebbe potuto intaccare o indebolire il nostro profilo politico. Siamo così giunti all’intesa tecnico-elettorale. Un accordo chiaro, alla luce del sole, senza pasticci, fatto prendendo atto di avere un programma diverso da quello messo a punto da Pd e Udc, con l’obiettivo di impedire che la Lega conquisti il Piemonte e contemporaneamente di avere più sinistra in consiglio regionale.
Un voto alla Federazione della Sinistra è, in questo senso, un voto che vale doppio. Contribuisce ad allargare il fronte elettorale contro la destra e allo stesso tempo porta in Regione dei consiglieri che, non avendo alcun vincolo di programma con il centrosinistra, sosterranno i contenuti della Federazione della Sinistra. Ne siamo conviti, e dovremo ripeterlo con forza in campagna elettorale: in Piemonte, contro Cota, ci vuole più sinistra, non più centro.





