<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>G.C. Piemunt</title>
	<atom:link href="http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.gcpiemonte.org</link>
	<description>Qui renoncia a batalhar pr’aquo que ama, se costuma e una aquo que a, ai se rend e perd la dignitat. (Lou Dalfin)</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Jul 2010 13:43:46 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il 20 di nuovo in piazza Alimonda</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1229</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1229#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1229</guid>
		<description><![CDATA[di Haidi Giuliani
su Liberazione del 15/07/2010
Il prossimo 20 Luglio a Genova arriva dopo un 30 Giugno ricordato con convinzione. Ricordato e manifestato da una sinistra plurale, non solo da quella piccola parte che in tutti gli anni scorsi, rifiutando la stanca commemorazione ufficiale, ha continuato a denunciare il pericolo della presenza di un fascismo strisciante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Haidi Giuliani<a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/2038171219_4c8838e773.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1230" title="2038171219_4c8838e773" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/2038171219_4c8838e773-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>su Liberazione del 15/07/2010</p>
<p>Il prossimo 20 Luglio a Genova arriva dopo un 30 Giugno ricordato con convinzione. Ricordato e manifestato da una sinistra plurale, non solo da quella piccola parte che in tutti gli anni scorsi, rifiutando la stanca commemorazione ufficiale, ha continuato a denunciare il pericolo della presenza di un fascismo strisciante nella nostra società, perfino nelle nostre istituzioni. Che cosa unisce le giornate del ’60 a quelle del 2001? Ne parlavamo alcuni giorni or sono a Palermo, dove cinquanta anni fa il governo Tambroni fece tre vittime, dopo i cinque morti di Reggio Emilia e uno di Catania. A Genova non fecero vittime: i lavoratori scesero in piazza in gran numero, tanto che i fascisti del Msi dovettero rinunciare al loro congresso e le violenze delle forze dell’ordine furono respinte. Anche quest’anno la presenza pacifica e determinata di numerosi cittadini e cittadine ha impedito una provocazione della destra che voleva tenere nello stesso giorno un incontro polemico nello storico albergo Bristol, dove il Cln decise l’insurrezione.<span id="more-1229"></span><br />
Ragionavamo a Palermo sul carattere essenzialmente operaio del movimento del ’60, ben diverso da quello studentesco e intellettuale che sarebbe seguito otto anni dopo, sull’onda che proveniva da Stati Uniti e Francia, e che pure anticipò l’autunno caldo di lotte sindacali del ’69. Il Pci, partito operaio, allora non comprese ed anzi in alcuni casi si mobilitò contro chi pretendeva “la fantasia al potere”. Nel ’60 l’esperienza di che cosa fosse il fascismo, di quali danni avesse provocato, di quanti dolori e lutti e tragedie fosse responsabile, era ben viva. Poi ci siamo “riconciliati”, senza giustizia e con molte omissioni e falsità. Nel 2001 a Genova si è incontrato un movimento ancora diverso, forse ingenuo o smemorato, sicuramente generoso e vario; univa le due grandi “anime” del nostro Paese, quella comunista e quella cristiana, univa molti popoli, non chiedeva per sé ma per altri, per quel Sud del Mondo da sempre sfruttato, assetato, affamato, avvelenato. Per questo motivo fu represso. Con grande violenza. La repressione non si è limitata a quelle giornate, con le manganellate, i gas Cs, la caccia all’uomo, gli arresti arbitrari, false molotov, veri colpi di pistola, torture nella scuola e nella caserma, come è stato sentenziato dal tribunale. E’ proseguita, complice la disinformazione di gran parte delle testate giornalistiche e servizi televisivi.<br />
dalla prima<br />
Mentre Carlo non ha ancora avuto diritto ad un processo; mentre i dirigenti della polizia, riconosciuti responsabili e condannati in secondo grado, non vengono allontanati dai loro alti incarichi; mentre nessuno dei carabinieri che hanno devastato e saccheggiato le nostre vite è mai stato neppure indagato nonostante filmati e testimonianze dimostrino la gravità dei comportamenti; mentre avviene tutto questo si continuano a perseguire in due diversi procedimenti a Genova dieci manifestanti (condannati in secondo grado a pene da dieci a quindici anni per “devastazione e saccheggio”) e in Calabria tredici (tutti assolti in primo grado). Martedì 20, mentre noi saremo in piazza Alimonda, si terrà un presidio davanti al Tribunale di Catanzaro che dovrà emettere la sentenza. Da un lato abbiamo agenti che risultano impunibili (o trattati con i guanti, come nel caso di Federico Aldrovandi: tre anni e qualcosa a testa per aver ammazzato un ragazzo), dall’altra una giustizia che persegue severamente cittadini rei, al massimo, di aver danneggiato cose. Da un lato qualsiasi pubblico ufficiale può ritenersi “offeso” e arrestare, dall’altro un semplice cittadino può perdere ogni diritto, compreso quello alla vita, nel buio di una strada, in una cella, un sottoscala di Questura e perfino di Tribunale. Carlo è stato la prima vittima di una nuova repressione. Per questo è giusto lottare per la denuncia e la memoria di quanto è successo e continua ad accadere. Sabato prossimo ascolteremo le testimonianze su alcune delle vittime di ieri e di oggi, senza dimenticare chi muore nei luoghi di detenzione. E domenica ascolteremo chi lavora, nelle associazioni e in comunità, dalla parte delle vittime.<br />
Si può leggere tutto in hyperlink “http://www.piazzacarlogiuliani.org”. Il pomeriggio del 20, naturalmente, resisteremo ancora una volta tutte e tutti in piazza Alimonda.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1229</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1226</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1226#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 19:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1226</guid>
		<description><![CDATA[di Salutari Andrea
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino 2.0
da http://giovanicomunistitorino.blogspot.com/
Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare. Questo è uno di quelli.
Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha ricevuto un ulteriore colpo di grazia.
Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Salutari Andrea<br />
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino 2.0</p>
<p>da <a href="http://giovanicomunistitorino.blogspot.com/">http://giovanicomunistitorino.blogspot.com/</a></p>
<p>Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare. Questo è uno di quelli.<a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/35113_132735863432077_100000869930408_157227_905842_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1227" title="35113_132735863432077_100000869930408_157227_905842_n" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/35113_132735863432077_100000869930408_157227_905842_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha ricevuto un ulteriore colpo di grazia.<br />
Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma di un&#8217;intera generazione.<br />
Ho spalle grosse e forti, ma mi è difficile riuscire a tenere la schiena dritta.<br />
Da una parte vivo la mancanza di diritti che i nostri genitori avevano conquistato negli anni delle lotte. E&#8217; dura trovare il coraggio di vivere senza un salario sicuro, la precarietà ci trasforma in schiavi che non possono permettersi nulla.<br />
E&#8217; dura lavorare sentendosi una macchina, una merce col proprio numero di riconoscimento.<br />
Ma è nulla confronto alla disperazione e alla paura di non essere rinnovati e di perdere il lavoro. Contratti di settimana in settimana, che con la crisi attuale spesso significa nessun rinnovo, nessun lavoro, nessun indenizzo, nessuna cassa integrazione. Soltanto un aiuto costante dai propri cari, il<br />
trasformarsi in un tutto-fare per ogni occasione, permette l&#8217;attuale sopravvivenza, ma fino a quando?<br />
Dall&#8217;altra parte la ferita più profonda però proviene da dentro. Quel sentirsi solo, emarginato da una società che ti usa come schiavo, quando e dove vuole perchè tragico è il bivio: prendere o lasciare, e lasciare significherebbe la fame.<br />
Per questo sono grato al Circolo PRC di Nichelino, un circolo formato prevalentemente da operai che tanto mi hanno insegnato. Compagni che la lotta l&#8217;hanno pagata sulla proprio pelle, compresi i licenziamenti dalla stessa Fiat. La forza nostra è la coesione nell&#8217;agire e nell&#8217;unità politica e morale nei momenti di sofferenza.<br />
La lotta portata dagli operai di Pomigliano, quel 36% che a testa alta ha votato NO, è la conferma che la speranza di cambiamento è viva, che con la lotta può trasformarsi in vittoria, ossia maggiori diritti e maggiori salari.<span id="more-1226"></span><br />
In questi giorni il compagno (vorrei chiamarlo ancora così) Capozzi, impiegato di sesto livello alla Fiat Mirafiori, è stato licenziato perchè ha usato l&#8217; e-mail aziendale per diffondere, a quaranta colleghi, un volantino in cui i lavoratori polacchi di Tichy esprimevano solidarietà ai colleghi di Pomigliano in vista del referendum. Licenziamento che sta colpendo altri due operai dello stabilimento Fiat di Melfi.<br />
L&#8217;obiettivo è evidente. Dividere i lavoratori e colpirne uno per educarne cento. Intimidire qualsiasi forma di lotta, che oggi può essere un volantino web o l&#8217;adesione ad uno sciopero. Con Capozzi, militante del PD di Nichelino, in passato ho anche avuto scontri, ed alcune sue accuse tutt&#8217;ora feriscono il mio<br />
orgoglio di compagno. Anche per questo alcuni compagni, con tono provocatorio, non se la sono sentita di dare una solidarietà piena, proprio perchè questa situazione degenerante è alimentata dalla posizione del PD sempre più lontana dai lavoratori, sempre più vicina alla confindustria.<br />
Con calma e sangue freddo bisogna affermare che le contraddizioni sono evidenti, ma non si deve fare il gioco dei veri nemici. Politicamente non condivido e non rispetto il suo schieramento politico che sicuramente è complice di questa situazione.<br />
Ma voglio riconoscere il coraggio di aver mandato quella email. A me basta questo per dare il mio sostegno al 200%<br />
La vera battaglia è far nostro il motto &#8220;uniti siamo tutto, divisi siam canaglia&#8221;. La nostra filosofia deve essere questa, la nostra lotta deve essere la più unitaria possibile. La FIAT reagisce cosi dopo il referendum di Pomigliano. Ricordiamo e non scordiamo, che Capozzi è solo una pedina. Domani a chi toccherà?A quale azienda? A quali lavoratori?</p>
<p>Per questo esprimo piena solidarietà mia e di tutta l&#8217;organizzazione provinciale dei Giovani Comunisti Torino 2.0.<br />
Ma rilancio: perchè non proviamo una vera azione unitaria di classe con e per i lavoratori.<br />
Nei mesi scorsi, al consiglio regionale del Piemonte, abbiamo proposto una legge contro la delocalizzazione delle aziende all&#8217;estero. Il Pd l&#8217;ha bocciata definendola &#8220;bizzarra&#8221;. Se è vero che &#8220;uniti siamo tutti, divisi siam canaglia&#8221; iniziamo una lotta contro la precarietà, contro la legge 30,contro le<br />
delocalizzazioni.<br />
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ripartiamo da qui, ripartiamo con il ristabilire quei diritti dei lavoratori conquistati negli anni di lotta pura. Il nostro augurio quindi è: oggi compatti ad esprimere solidarietà, domani uniti nella lotta.</p>
<p>&#8220;Prima di tutto manganellarono i noglobal e io non dissi niente, perchè erano solo casinisti<br />
Poi manganellarono i valsusini e io non dissi niente, perchè erano lontano da casa mia<br />
Poi manganellarono gli aquilani e io non dissi niente, perché non ero terremotato<br />
Infine manganellarono gli operai e io non dissi niente, perché ero disoccupato.<br />
Un giorno manganellarono me, e non c&#8217;era rimasto nessuno a protestare&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1226</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Agitatevi, Organizzatevi, Studiate</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1221</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1221#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 12:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola/Università/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1221</guid>
		<description><![CDATA[
Nella sezione MATERIALI è possibile scaricare nuovi articoli su Gramsci, ottimi testi da leggere e studiare sotto l&#8217;ombrellone.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Antonio Gramsci, da “L’ordine nuovo”
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1222 alignright" title="gramsci" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/gramsci.jpg" alt="" width="157" height="201" /></p>
<p>Nella sezione <a href="http://www.gcpiemonte.org/?page_id=1153">MATERIALI</a> è possibile scaricare nuovi articoli su Gramsci, ottimi testi da leggere e studiare sotto l&#8217;ombrellone.</p>
<p>Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.<br />
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.<br />
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.</p>
<p><strong>Antonio Gramsci</strong>, da “L’ordine nuovo”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1221</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Può la destra essere interlocutrice di un movimento di liberazione?</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1215</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1215#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 13:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Gender/Transgender]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1215</guid>
		<description><![CDATA[leggi il documento &#8220;Roma Pride, noi non ci saremo&#8221;
Roma Pride 2010 il problema è politico
di Anita Sonego (Soggettività Lesbica-Milano) da Liberazione del 03/07/2010

Le polemiche sorte attorno al Roma Pride sembrano diatribe che hanno a che fare con il protagonismo di “primedonne” ed associazioni che sgomitano per avere imprimatur e primogeniture oltre che visibilità e.. sostegni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>leggi il documento &#8220;<a href="http://liberazione.it/news-file/Roma-Pride.htm" target="_blank"><strong><em>Roma Pride, noi non ci saremo</em></strong></a>&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Roma Pride 2010 il problema è politico</strong></p>
<p><em>di Anita Sonego (Soggettività Lesbica-Milano) da Liberazione del 03/07/2010</em></p>
<p><a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/torino-pride.JPG"><img class="alignleft size-full wp-image-91" title="GayPride Torino 2006" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/torino-pride.JPG" alt="" width="251" height="188" /></a><br />
Le polemiche sorte attorno al Roma Pride sembrano diatribe che hanno a che fare con il protagonismo di “primedonne” ed associazioni che sgomitano per avere imprimatur e primogeniture oltre che visibilità e.. sostegni economici.<br />
Certamente tutto ciò non manca: siamo esseri umani ed il potere conserva intatto il suo fascino nei secoli.<br />
Ma in realtà la spaccatura che si è consumata tra la totalità delle associazioni lgbtiq dell’area culturale di “sinistra” e coloro che considerano imprescindibile rapportarsi con tutte le forze politiche (anche quelle dichiaratamente fasciste, razziste, maschiliste e violente) ha fatto emergere un problema politico che è esploso al Pride di Berlino pochi giorni fa.<span id="more-1215"></span><br />
Sul palco innalzato davanti alla Porta di Brandeburgo, Judith Butler, la filosofa femminista e lesbica, teorica della messa in crisi dei generi, ha rifiutato il premio che le era stato conferito per le sue battaglie per i diritti lgbtiq, stigmatizzando l’involuzione “identitaria” verso cui sta andando il movimento per i diritti delle varie forme di espressione delle sessualità qualora non abbia come suo fondamento l’antirazzismo.<br />
Come è accaduto a Roma, infatti, anche a Berlino parte del movimento gay, richiedendo sicurezza e protezione (cioè più poliziotti e controlli) contro l’omofobia, ha contribuito ad alimentare la paura versi gli arabi, gli islamici, gli “incivili” individuati come pericolosi omofobi.<br />
L’intervento di Butler, rompendo l’unanimismo a tutti i costi, ha spalancato il nodo che è maturato, anche in Italia, all’interno del movimento per i diritti civili delle “minoranze sessuali”. E’ arrivato il tempo, insomma, per una seria riflessione ed analisi politica (anche alla luce degli scarsi risultati ottenuti dal punto di vista legislativo) per collocare la nostra battaglia e le nostre rivendicazioni hic et nunc.<br />
In questa Italia dove il Decreto sicurezza ha creato i Cie, dove la crisi economica è stata usata per alimentare il rancore leghista versi gli extracomunitari che “ci rubano il lavoro”. Dove la destra al governo criminalizza gli operai che non accettano un contratto schiavista, i Rom che cercano un luogo dove vivere, e tutti i non omologati., può il movimento lgbtiq pensare di cercare nella destra italiana una sensibilità alle tematiche di liberazione, autodeterminazione, laicità, dignità, cittadinanza?<br />
Può la destra che ci governa, quella stessa che vota i tagli alle pensioni e ai servizi sociali, che sta approvando la legge-bavaglio, che continua a sfornare leggi in difesa dei potenti, essere interlocutrice di un movimento di liberazione?<br />
“Liberi tutti-libere tutte!” Questo slogan non ha più senso?<br />
Che cosa significa per me, lesbica, ottenere dei diritti da chi discrimina coloro che hanno una religione, colore della pelle, cultura, lavoro, reddito diversi dai miei?<br />
E’ possibile avere dei diritti come “corporazione”, in una società basata sulla discriminazione sempre più violenta dei/delle poveri/e, disoccupati/e, precari/e, senza permesso di soggiorno, giovani?..<br />
E, qualora fosse possibile, i nostri diritti non diventerebbero immediatamente privilegi? Ma noi non siamo contro i privilegi?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1215</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ITALIA EUROPA… rubare ai poveri per dare ai ricchi</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1213</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1213#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 13:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1213</guid>
		<description><![CDATA[UNA GIORNATA DI PROTESTA
CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI

 Domenica 4 luglio dalle 15 alle 20 p.zza Carignano Torino
PROGRAMMA:
h 15:00 Musica con BLACK DAY E LA SUA TASTIERA
h 16:30 Dibattito:
“La manovra economica del governo. Cosa fa l’opposizione?”
Intervengono:
Gioacchino Cuntrò Segretario Provinciale PD
Andrea Buquicchio Consigliere Regionale IDV
Franco Turigliatto Coordinatore Nazionale Sinistra Critica
Maurizio Trombotto Cord. Prov. Sinistra Ecologia Libertà
Luigi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>UNA GIORNATA DI PROTESTA<br />
CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI</strong><br />
<a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/simbolo20federazione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1140" title="simbolo20federazione.jpg" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/simbolo20federazione.jpg" alt="" width="235" height="235" /></a><br />
<strong> Domenica 4 luglio dalle 15 alle 20 p.zza Carignano Torino</strong></p>
<p>PROGRAMMA:<br />
h 15:00 Musica con BLACK DAY E LA SUA TASTIERA</p>
<p>h 16:30 Dibattito:<br />
“La manovra economica del governo. Cosa fa l’opposizione?”<br />
Intervengono:<br />
Gioacchino Cuntrò Segretario Provinciale PD<br />
Andrea Buquicchio Consigliere Regionale IDV<br />
Franco Turigliatto Coordinatore Nazionale Sinistra Critica<br />
Maurizio Trombotto Cord. Prov. Sinistra Ecologia Libertà<br />
Luigi Casali Coordinatore Regionale USB<br />
Eleonora Artesio Consigliere Regionale FdS Piemonte<br />
Fulvio Perini Coord. Regionale Lavoro Solidarietà<br />
Armando Petrini Segretario Regionale PRC<br />
Vincenzo Chieppa Segretario Regionale PdCI</p>
<p>h 18:30 Spettacoli di intrattenimento<br />
h 19:30 Chiusura della manifestazione con i saluti di:<br />
Mao Calliano Segretario Provinciale Pdci Torino<br />
Renato Patrito Segretario Provinciale PRC Torino<br />
<strong> CESARE SALVI</strong> portavoce nazionale Federazione della Sinistra</p>
<p>All’interno della manifestazione gazebo e iniziative sulla scuola, sul lavoro, sull’acqua. Somministrazione panini e bevande.</p>
<p>Federazione della Sinistra Piemonte<br />
Via Verolengo 180 To. 011/4559700 mao.calliano@gmail.com<br />
Via Brindisi 18/c 011/46460471 federazione@prctorino.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1213</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nascono le Brigate del VCO</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1211</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1211#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 11:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Spazi Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[VCO]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1211</guid>
		<description><![CDATA[
giovedì 1 luglio, presso il Circolo A.R.C.I. &#8220;F.Ferraris&#8221; di Omegna (Madonna del Popolo)si terrà la II riunione della Bsa VCO.
Al termine di una partecipata e vivace riunione, tenutasi il 24 giugno presso il Circolo A.R.C.I. “F. Ferraris” di Omegna, le compagne ed i compagni presenti hanno dato formalmente vita alla Brigata di Solidarietà Attiva del Verbano-Cusio-Ossola, articolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1056" title="brigatasolid.gif" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/brigatasolid.gif" alt="" width="200" height="200" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>giovedì 1 luglio, presso il Circolo A.R.C.I. &#8220;F.</em><em>Ferraris&#8221; di Omegna (Madonna del Popolo)</em><em>si terrà la II riunione della Bsa VCO.</em></p>
<p>Al termine di una partecipata e vivace riunione, tenutasi il 24 giugno presso il Circolo A.R.C.I. “F. Ferraris” di Omegna, le compagne ed i compagni presenti hanno dato formalmente vita alla Brigata di Solidarietà Attiva del Verbano-Cusio-Ossola, articolazione territoriale della Federazione nazionale delle Brigate di Solidarietà Attiva.</p>
<p>Tale esperienza ha conosciuto un significativo momento di crescita e consolidamento all’indomani del terremoto abruzzese, quando, mentre gli affaristi e i corrotti ridevano, decine di militanti e simpatizzanti della sinistra d’alternativa organizzati nelle BSA si recarono presso L’Aquila per portare il proprio supporto concreto alla popolazione terremotata.<span id="more-1211"></span></p>
<p>Nel corso dei mesi, ha preso corpo il progetto “LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETÀ PER I BRACCIANTI DEL XXI SECOLO &#8211; INTERVENTO IN PUGLIA”: l’obiettivo di tale intervento è la costruzione, insieme ad alcune realtà sia associative che istituzionali di Nardò e del Leccese, di un campo di solidarietà nei confronti dei braccianti stagionali immigrati impiegati nella raccolta di prodotti ortofrutticoli. Il campo, intitolato all’indimenticabile dirigente sindacale Giuseppe Di Vittorio, è già partito a metà giugno e si protrarrà fino ad ottobre. La sua sede operativa è la Masseria Boncuri, messa a disposizione dal Comune di Nardò, dove già da due anni si tenta di fornire assistenza e accoglienza ai lavoratori presenti nella zona.</p>
<p>Le funzioni delle Brigate, nel sostenere l&#8217;intervento del Comune e della Provincia di Lecce, sono orientate particolarmente all&#8217;emersione del lavoro nero e alla definizione di percorsi di esigibilità dei diritti. Questo progetto necessita di legami con i lavoratori, che possono essere stabiliti solo attraverso lo strumento dell&#8217;accoglienza e dell&#8217;autorganizzazione. Si intende, infatti, predisporre azioni di monitoraggio del fenomeno e di orientamento legale e sociale sul territorio.</p>
<p>La Brigata di Solidarietà Attiva del Verbano-Cusio-Ossola si adopererà pertanto nell’organizzazione della raccolta di materiali e generi alimentari necessari al funzionamento del Campo “G. Di Vittorio”; inoltre, un gruppo di suoi membri scenderà a Nardò per partecipare in prima persona al progetto.</p>
<p>Ma il nostro lavoro non si fermerà qui: abbiamo intenzione infatti di porre in essere, a partire dai prossimi mesi, una molteplicità di iniziative che, coniugando azioni di solidarietà e denuncia politica, hanno l’obiettivo di intervenire sulle vera emergenze sociali che sta travolgendo il Vco: la crisi economica e il declino industriale. Cercheremo di dare un contributo concreto alla battaglia per il rilancio dell’occupazione, la difesa dei diritti sociali e del Welfare, contro le logiche razziste,, egoiste ed escludenti che attraversano la nostra società e che trovano i loro spregiudicati predicatori nell’attuale compagine governativa (locale e nazionale).</p>
<p>Ci assumiamo questo impegno convinti oggi più che mai della necessità di ricostruire, nel concreto delle pratiche di solidarietà, mutualismo e partecipazione democratica, una sinistra capace di schierarsi senza se e senza ma a fianco di coloro che attualmente stanno pagando i costi della crisi di un sistema iniquo e immorale.</p>
<p>Invitiamo pertanto tutti coloro che si riconoscono nei valori e nei principi che sottendono la nostra organizzazione a darci una mano e a partecipare alle nostre attività.</p>
<p><strong>BRIGATE DI SOLIDARIETÀ ATTIVA </strong><strong>VERBANO-CUSIO-OSSOLA</strong></p>
<p><strong>Email: brigatasolidarietaattivavco@gmail.com</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1211</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sangue del nostro sangue</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1208</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1208#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 13:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola/Università/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1208</guid>
		<description><![CDATA[
1960 &#8211; 2010 LA RESISTENZA CONTINUA
30 giugno 1960
L&#8217;MSI, in cerca di legittimazione, organizza il suo congresso nazionale a Genova, città Medaglia d&#8217;Oro della resistenza. La popolazione si ribella e scende in piazza a migliaia. Protagonisti sono i portuali, che partecipano agli scontri più duri, i partigiani che prendono le decisioni tattiche, &#8220;i ragazzi con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1207" title="manif-genova" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/manif-genova-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>1960 &#8211; 2010 LA RESISTENZA CONTINUA</strong></p>
<p><strong>30 giugno 1960</strong><br />
L&#8217;MSI, in cerca di legittimazione, organizza il suo congresso nazionale a Genova, città Medaglia d&#8217;Oro della resistenza. La popolazione si ribella e scende in piazza a migliaia. Protagonisti sono i portuali, che partecipano agli scontri più duri, i partigiani che prendono le decisioni tattiche, &#8220;i ragazzi con le magliette a righe&#8221;, i più giovani, che per la prima volta si affacciano sulla scena politica. Accanto a loro gli operai di Ponente, gli intellettuali, le donne. Ci saranno scontri durissimi con le forze dell&#8217;ordine, morti e feriti.<br />
Il presidente del consiglio, Tambroni, sarà costretto a dimettersi e il governo cadrà. Ma prima di cadere ci saranno altre durissime manifestazione che l&#8217;Anpi e la CGIL organizzeranno in tutta Italia. Manifestazioni sulle quali la polizia sparerà senza ritegno uccidendo molti operai, giovani, comunisti.</p>
<p><strong>5 luglio 1960</strong><br />
A Licata, una manifestazione popolare contro il carovita e la mancanza di lavoro è caricata selvaggiamente dalla polizia. Rimane ucciso Vincenzo Napoli, mentre cercava di difendere un bambino tenuto fermo ad un muro e picchiato dai celerini.</p>
<p><strong>7 luglio 1960</strong><br />
A Reggio Emilia, la polizia interviene contro una massa di cittadini che segue, all’esterno del teatro dove si svolge, un comizio contro il governo Tambroni. Per disperdere la folla di circa 20.000 cittadini, oltre ai caroselli con le jeep la polizia apre il fuoco uccidendo Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Emilio Reverberi e Afro Tondelli. 21 risultano i feriti. Viene arrestato, dopo la strage perpetrata dalla polizia, Alberto Bedini. Gli agenti inquisiti saranno assolti definitivamente nel luglio 1960.</p>
<p><strong>8 luglio 1960</strong><br />
A Palermo, il centro è presidiato fin dalle prime ore del mattino dalla Celere per disturbare lo sciopero generale proclamato dalla Cgil. Alle violente cariche i dimostranti rispondono. Restano uccisi Francesco Vella, organizzatore delle leghe edili, mentre soccorre un ragazzo colpito da un lacrimogeno, Giuseppe Malleo, Rosa La Barbera e Andrea Cangitano di 18 anni, non si sa se da poliziotti o mercenari. Una manifestazione indetta alle 18 davanti a municipio, questura e prefettura viene respinta con l&#8217;impiego di armi da fuoco. Gli scontri continuano fino a notte, seguiti da rastrellamenti e pestaggi dei fermati. Bilancio: 300 fermi, centinaia di feriti e contusi, 40 persone medicate per ferite da armi da fuoco.</p>
<p><strong>8 luglio 1960</strong><br />
A Catania, nel corso dello sciopero contro il governo Tambroni, le forze di polizia caricano i manifestanti con lancio di candelotti lacrimogeni. Un edile disoccupato, Salvatore Novembre, rimasto isolato viene massacrato a manganellate e finito a colpi di pistola. Altri 7 manifestanti rimangono feriti.</p>
<p>Articolo di Tonino Bucci:</p>
<p><strong><a href="http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/7886/314/" target="_blank">Da Genova &#8216;60 a Pomigliano 2010. Il vizio eversivo della borghesia</a></strong></p>
<p>Articolo di Claudio Grassi:</p>
<p><strong><a href="http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&amp;f=2&amp;IDArticolo=32502" target="_blank">1960: la rivolta di una generazione</a></strong></p>
<p>Articolo di Marco Philopat:</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010/06/003536.html" target="_blank"><strong>La strada bruciata delle magliette a strisce</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1208</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dalla Fiat di Pomigliano, una lezione di disobbedienza sociale</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1205</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1205#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 12:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1205</guid>
		<description><![CDATA[di Francesco Caruso
1673 lavoratori Fiat su 4642 hanno votato No al piano Fiat 2010-2014, spiazzando le previsioni di sindacalisti, ministri, manager, capi e capetti e quanti li volevano docili fino al punto di accettare un piano autoritario, di stampo antioperaio.
Quei 1673 no, sono ancora più forti se si pensa al clima che ha attraversato la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Caruso</p>
<p><a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/caruso.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-789" title="caruso.jpg" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/caruso.jpg" alt="" width="268" height="201" /></a>1673 lavoratori Fiat su 4642 hanno votato No al piano Fiat 2010-2014, spiazzando le previsioni di sindacalisti, ministri, manager, capi e capetti e quanti li volevano docili fino al punto di accettare un piano autoritario, di stampo antioperaio.<br />
Quei 1673 no, sono ancora più forti se si pensa al clima che ha attraversato la vicenda Fiat di Pomigliano. Il pressing aziendale e mediatico è stato forte: minacce di chiusura dello stabilimento, dvd e marce aziendali, articoli di pennivendoli felici di potersi lanciare nella difesa del padrone.<br />
Tutto questo coro ossessivo, unanime e bipartisan di incoraggiamento agli operai a filar dritto e a subire passivamente l&#8217;ulteriore schiavizzazione di un rapporto di lavoro già di per sé segnato da sudore e fatica, però non ha funzionato dinanzi all&#8217;insofferenza di chi ogni giorno deve far i conti con l&#8217;imprigionamento del proprio corpo nelle cellule asfissianti della produzione automatizzata.<span id="more-1205"></span></p>
<p><strong>Dalla Fiat lumpenborghese alla Fiat globale</strong><br />
Quanto ci sia di realmente operativo in quel piano è difficile da dire: non si tratta solo di porre in discussione la presunta solidità di un piano quadriennale che prevede già in partenza due anni di cassintegrazione o evidenziare l&#8217;inevitabile stagnazione nei periodi di crisi di un mercato delle auto di fascia medio-bassa già di per sè saturo, ma basta sfogliare i documenti sfornati da un management fiat pagato fior di milioni per scoprire come negli ultimi dieci anni i piani di investimento della Fiat a Pomigliano siano rimasti quasi sempre lettera morta, ad eccezione ovviamente di ciò che riguardava il drenaggio continuo di miliardi di denaro pubblico, passati dalla casse pubbliche a quelle della Fiat con le famiglie degli operai brandite come minaccia per aumentare di volta in volta la somma da estorcere.<br />
Nel piano precedente i dirigenti Fiat riuscirono a strappare un impegno di spesa di 3 miliardi di euro allo stato: una somma che divisa per i 5000 operai, avrebbe potuto garantire per i 4 anni del piano ad ogni lavoratore una rendita mensile di 12.000 euro al mese ovvero, 150.000 euro l&#8217;anno per quattro anni, risparmiando un po&#8217; di lavoro alienante agli operai o il purgatorio della cassa integrazione.<br />
Soldi che le parsimoniose e ingegnose famiglie degli operai avrebbero investito certamente meglio di molti manager: Un win for life, che sarebbe stato utile e sensato far vincere agli operai piuttosto che alla Fiat, sapendo, questo è l&#8217;aspetto grave, che quell&#8217;esborso di denaro pubblico all&#8217;azienda non sarebbe stato l&#8217;ultimo.<br />
Ma si sa che il nostro è un mondo strano, nel quale regalare soldi a manager ed imprese si chiama “incentivo allo sviluppo”, invece darli ai bisognosi, ai lavoratori e ai giovani disoccupati diventa “assistenzialismo”.<br />
E&#8217; così si continua a sfornare auto su auto inquinanti, nonostante nelle metropoli come nei piccoli centri, non si sa più dove metterle, e come ripararsi dallo smog.<br />
Ma con la crisi economica che imperversa su scala mondiale, saccheggiando le già dissanguate casse degli stati e con gli assatanati branchi di lupi della finanza che girano tra un indice di borsa all’altro, guidati dai loro capibranco (le agenzie di rating) alla ricerca di un comparto, di un’azienda, di un paese da azzannare e dissanguare al primo segnale di debolezza econometrica, anche la FIAT sembra ormai abbandonare l’approccio tipico della lumpenborghesia parassitaria per lanciarsi nelle sfavillanti opportunità aperte da una globalizzazione neoliberista nella quale la libertà dell’impresa è inversamente proporzionale all&#8217;estensione dei diritti dei lavoratori.<br />
La nuova azienda globale necessita però di corpi docili, cooperazione, comunicazione, partecipazione piena agli obiettivi aziendali, lasciando fuori dai cancelli, per contratto, sembra chiedere Marchionne, il conflitto , quel conflitto che negli anni &#8216;70 faceva saltare sulla sedia sindacalisti, ministri, manager, capi e capetti, mettendo in discussione l&#8217;intero sistema dello sfruttamento e di gestione del lavoro.<br />
Vogliamo tutto era lo slogan di allora e in quegli anni gli operai non temevano di parlare con la loro voce, non si vedevano le teste basse, gli sguardi che dicevano altro dalle parole durante le interviste, come è successo a Pomigliano.</p>
<p><strong>La cellularizzazione estensiva della produzione</strong><br />
L&#8217;attacco alla potenza e alla resistenza operaia si è dispiegato dentro e fuori la fabbrica, a partire dalla ristrutturazione post-fordista.<br />
Alla cellularizzazione intensiva che caratterizza la produzione automatizzata, nella quale il dispositivo panottico elettronico e il dispositivo partecipativo si fondono nel tentativo di occultare la matrice disciplinare necessaria all’intensificazione dell&#8217;estrazione di plusvalore relativo, si somma una cellularizzazione estensiva che disperde i gangli della produzione nello spazio globale alla ricerca di corpi docili e a braccia a buon mercato in giro per il mondo, disarticolando quella contiguità dei corpi cooperanti che nella fase del &#8220;fordismo eversivo&#8221; pose strutturalmente in crisi le strategie della valorizzazione capitalistica.<br />
Uno stabilimento contro l&#8217;altro, un territorio contro l&#8217;altro, un operaio contro l&#8217;altro: come nell&#8217;ottocento negli Usa gli operai di mestiere, prima del passaggio dalla manifattura alla fabbrica, utilizzavano l&#8217;ostracismo per isolare e colpire i capitalisti più arroganti ed esigenti lasciandoli senza mano d&#8217;opera, così oggi i ruoli si sono diametricalmente rovesciati.<br />
Tra la Polonia, il Brasile, Termini Imerese e Pomigliano, la Fiat è libera di scegliere chi, come, dove e quanto sfruttare: il potere di inclusione e di esclusione al lavoro &#8211; da sempre costitutivo del modo di produzione capitalistico – si dispiega in tutta la sua drammaticità nel nord come nel sud del mondo, mettendo in crisi anche quella &#8220;divisione assiale del lavoro&#8221; teorizzata da alcuni studiosi dell’economia-mondo.<br />
Il piano di Marchionne di spostare la produzione della Panda da Tichy a Pomigliano, risponde a questa esigenza: si tratta di verificare la praticabilità di una ridislocazione del rapporto di lavoro all’esterno di quella cornice di protezione sociale già sistematicamente erosa negli ultimi trent’anni, per tentare di disintegrarla definitivamente attraverso il modello ben collaudato nei nostri territori di governance dell’ “emergenza permanente”, nel quale l’eccezione temporanea diventa progressivamente norma strutturale.<br />
Del resto il contesto storico-geografico meridionale appare ai dirigenti FIAT il terreno più congeniale per tentare di riconfigurare i diritti del lavoro come indegne concessioni ad una piccola casta di privilegiati, per altro fannulloni e assenteisti. A fronte di milioni di coetanei precari e disoccupati che non hanno mai conosciuto e mai conosceranno il diritto allo sciopero, le ferie pagate o i contributi pensionistici, bisogna evidenziare il solco tra garantiti e non garantiti per poter meglio minacciare i primi di far la fine dei secondi: disarticolare la classe avversa si sarebbe detto un tempo (non certo ora che l&#8217;unico soggetto rimasto ancora a praticare la lotta di classe è la confindustria), per far capire ai lavoratori di Pomigliano la necessità di farsi spremere ancora un pò di più per ripagare la magnanimità di un padr(on)e che riporta la fabbrica nel proprio paese.<br />
Da questo punto di vista i diversi stabilimenti Fiat insediatisi nei decenni scorsi nel meridione per drenare denaro pubblico &#8211; Cassino, Termoli, Melfi, Pratola Serra, Val di Sangro, Termini Imerese, Pomigliano &#8211; o si trasformano in vere e proprie maquilladoras oppure, dopo aver smantellato Arese e Mirafiori, la Fiat provvederà al trasferimento ancora più a sud dei suoi impianti fissi di produzione.<br />
La maledetta globalizzazione ora appare in modo chiaro come strategia di accumulazione di capitale/impoverimento generalizzato, anche agli occhi di una parte dei suoi estimatori che ne decantavano solo pochi anni addietro le sue magnifiche potenzialità in termini di “esportazione” di diritti, progresso e democrazia, e che oggi scoprono come la tendenza sia esattamente l&#8217;inversa, cioè l&#8217;&#8221;importazione&#8221; di schiavismo e sfruttamento selvaggio.</p>
<p><strong>L&#8217;operaio meridionale e la fabbrica postfordista</strong><br />
Ma il problema è che i circuiti della produzione integrata oggi hanno bisogno non solo della pacificazione ma anche della complicità operaia. Si tratta allora di capire se a Pomigliano i due anni di cassintegrazione siano stati sufficienti per rimetterli in riga: troppo assenteismo, bassa produttività, ma soprattutto scarso spirito di identificazione e &#8220;collaborazione&#8221; aziendale, cioè quei punti di forza della lean production che all&#8217;interno di un modello organizzativo just-in-time diventano, per la sua estrema vulnerabilità, non solo importanti ma imprescindibili.<br />
In questo senso la sfida lanciata da Marchionne agli operai è una sfida culturale, prim&#8217;ancora che economica ed una percentuale bulgara di sostegno all&#8217;accordo diventa l&#8217;elemento discriminante di valutazione: la Fiat non ha più bisogno esclusivamente della forza bruta delle braccia ma anche dell&#8217;autoattivazione del cervello per il controllo e il perfezionamento della produzione robotizzata.<br />
Ha bisogno non solo che l&#8217;ordine imposto si faccia norma, ma soprattutto che tale norma diventi valore.<br />
Disciplinamento, ma anche autodisciplinamento, per succhiare con maggiore intensità la linfa vitale del lavoro vivo: o la &#8220;razza barbarica del meridione, naturalmente protesa all&#8217;ozio dal torpore del sole mediterraneo&#8221;, per dirla con Niceforo, si piega ai ritmi e alla cultura del produttivismo toyotista, alla metrica selvaggia del tmc2 e dell&#8217;Ergo-UAS che mette a valore ogni microsecondo e ogni respiro degli operai, oppure cercherà nei tanti altri sud del mondo la forza-lavoro di cui necessita.<br />
Il 38% dei lavoratori Fiat l&#8217;ha mandato letteralmente &#8220;a quel paese&#8221; ma anche tanti altri che hanno votato &#8220;sì&#8221; sanno bene che si ingegneranno e si autoattiveranno tutto il giorno, dentro e fuori la fabbrica, ma non per migliorare la produzione quanto per sperimentare e trovare altre tattiche di microresistenza per sottrarsi alla &#8220;disciplina al ritmo delle macchine&#8221; tanto agognata da Marchionne.<br />
Sarà che forse da queste parti son già trent&#8217;anni che lor signori raccontano bugie e cercano di intimidire sul ricatto del lavoro, che ormai li si ascolta con un certo disincanto anche quando promettono il ritorno della produzione della Pandra a Pomigliano.<br />
Abbiamo ancora sotto i nostri occhi i catastrofici risultati di quei tentativi di trapiantare il progresso industriale nel meridione, conficcando con scrupolosa prefidia mostri fumanti che ancor oggi continuano a sfornare solo veleni e cassintegrazione nel cuore di quelle bellezze naturali che erano le baie di Taranto, Gela, Bagnoli, Crotone.<br />
Per non parlare dei fiumi di miliardi spesi nel meridione in nome e per conto dei milioni di disoccupati che tali sono rimasti, a fronte dei tanti capannoni vuoti e delle tante tasche piene di un ceto politico parassitario che oggi senza pudore trova ancora il coraggio per rivendicare più soldi e investimenti per il mezzogiorno.<br />
Il signor Marchionne ha studiato e lavorato in Canada, in Svizzera e negli Stati Uniti e non si fà capace di quel no tanto esteso a Pomigliano.<br />
Per lui è naturale che gli operai producano migliaia di automobili durante il proprio turno di lavoro ma a fine giornata se ne debbano tornare a piedi. Agli operai di Pomigliano, a chi vive e schiatta sulla catena di montaggio, questa appropriazione privata del prodotto del lavoro altrui ha invece sempre puzzato tanto di fregatura: non hanno sfogliato i bilanci della Fiat e le tavole statistiche sul costo del lavoro del biennio scorso per comprendere come allo stato attuale solo con i primi 40 minuti di lavoro producono il valore della propria forza lavorativa, mentre tutto il resto è estorto da Marchionne, il quale ora pretende di aumentare ancor di più il suo &#8220;pizzo&#8221;.<br />
Hanno detto No un gran numero di operai Fiat e il loro NO è stata una grande lezione di dignità.</p>
<p><strong>Il noi e il loro oltre l&#8217;eurocentrismo</strong><br />
Alzando lo sguardo oltre la provincia italiana però possiamo rileggere l&#8217;esito del referendum di Pomigliano da una angolatura differente che probabilmente ci aiuta a comprendere meglio, in tutta la sua complessità, le strategie transnazionali della controparte padronale.<br />
Basta sfogliare i giornali polacchi in questi giorni per scoprire come se è vero che il 36% di No irrita Marchionne in Italia, è anche vero che il 62% di Si lo ringalluzzisce in Polonia: questa maggioranza troppo striminzita in Italia è invece sufficientemente adeguata per essere brandita nei confronti degli operai polacchi che in questi anni hanno trovato finalmente il coraggio e la forza di avviare percorsi di sindacalizzazione e di lotta contro le loro condizioni disumane di lavoro.<br />
Per evitare il trasferimento della produzione della Panda a Pomigliano e la chiusura dello stabilimento di Tichy, Marchionne pretenderà dagli operai polacchi di andare oltre le attuali 48 ore settimanali pagate meno di 400 euro al mese, per estorcere condizioni ancora più selvagge di sfruttamento.<br />
Morale della favola: fino a quando i padroni si muoveranno sul piano globale mentre l&#8217;azione dei lavoratori e dei sindacati &#8211; che siano autonomi, autorganizzati o confederali &#8211; resterà invece imbrigliata nella dimensione nazionale, il rischio è che il conflitto capitale/lavoro troverà sempre vincente il primo e succube il secondo.<br />
Al di là della centralità o meno di questa contraddizione, dell&#8217;immaterialità o meno della sua configurazione tendenziale, su questo terreno si gioca la sfida di una fuoriuscita dalla crisi che non si traduca esclusivamente nel rafforzamento dei circuiti della valorizzazione ma sappia invece cogliere, per declinarli operativamente in termini di conflitto, i lineamenti dicotomici di quello slogan che riecheggia negli ultimi mesi nelle piazze di tutto il mondo: &#8220;noi la vostra crisi non la paghiamo&#8221;.</p>
<p>cosenza, 26 giugno 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1205</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Incontro con Ferrero e Beha ad Alba (CN)</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1200</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1200#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 09:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola/Università/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1200</guid>
		<description><![CDATA[Giovedì 1 luglio alle 21 ad Alba (CN), presso la cooperativa libraria “La Torre”, piazza Pertinace n°8/D 
Paolo Ferrero, segretario Nazionale di Rifondazione Comunista e Oliviero Beha, giornalista de Il Fatto Quotidiano presenteranno i loro libri.
 
In “Quel che il futuro dirà di noi” (Derive e Approdi), Paolo Ferrero cerca di sollevare domande e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/ferrero-beha.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1199" title="ferrero beha" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/ferrero-beha-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><strong>Giovedì 1 luglio alle 21 ad Alba (CN), presso la cooperativa libraria “La Torre”, piazza Pertinace n°8/D </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Paolo Ferrero, segretario Nazionale di Rifondazione Comunista e Oliviero Beha, giornalista de Il Fatto Quotidiano presenteranno i loro libri.<span id="more-1200"></span><br />
<span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-weight: normal;">In </span><em>“Quel che il futuro dirà di noi” (Derive e Approdi), Paolo Ferrero</em><span style="font-weight: normal;"> cerca di sollevare domande e di rispondere al quesito “la sinistra comunista ha ancora qualcosa da dire?”. Il neoliberismo che sembrava trionfante è precipitato nella più grave crisi della storia, e nessuno sa come uscirne. Siamo di nuovo al bivio socialismo o barbarie? eppure, gli eredi della tradizione comunista escono sconfitti dalle tornate elettorali, e sono quasi scomparsi dalla scena politica. Ferrero invita a liberarsi presto della sindrome da assunzione del punto di vista dell’avversario, riconquistando l’autonomia culturale e politica indispensabile per rappresentare una vera alternativa politica, per rompere le trappole del bipolarismo e del populismo che hanno permesso l’ascesa del berlusconismo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"> </span><span style="font-weight: normal;"><em><strong>Oliviero Beha, con “Dopo di lui il diluvio” (Chiarelettere)</strong></em>, ci dice che, forse, siamo diventati nel frattempo «post-italiani» , cioè un qualcosa privo di identità che si stenta a definire. Eppure questo «capolinea» al termine di una corsa acefala e distruttiva, con un count down forse alle ultime o penultime battute, può e deve essere anche un segnale di ripartenza. Cambiando treno, capostazione, amministratore delegato della metafora, ma forse non solo, magari anche alla lettera giacché le Ferrovie marcano vistosamente la «modernità» di un ceto viaggiante ad Alta Velocità e di una massa di pendolari praticamente a piedi. Una nuova classe dirigente sarebbe meglio per tutti. Ma dov’è? Se finisce per «autoconsunzione» quello che è diventato il Cavaliere Inarrestabile, nei due sensi, della giustizia e della dinamica verso il declino a sua volta apparentemente irrefrenabile, che cosa ci aspetta? Rutelli e Montezemolo, due a caso, correi di questo declino? Per mollare definitivamente forse c’è sempre tempo…</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1200</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quanto dista Pomigliano da Mirafiori?</title>
		<link>http://www.gcpiemonte.org/?p=1186</link>
		<comments>http://www.gcpiemonte.org/?p=1186#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 08:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro/Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gcpiemonte.org/?p=1186</guid>
		<description><![CDATA[Cancelli chiusi a Pomigliano dopo la conta delle schede. Si torna in cassa integrazione straordinaria dopo mesi e mesi di quella ordinaria. Da settembre 2008. Si attende la decisione del «padrone buono», del &#8220;socialdemcratico&#8221; Marchionne, come ebbe a definirlo Fassino. Il fimmino Andrea Allocca, delegato, si dice fiducioso che l&#8217;Ad di Corso Marconi si assuma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/apicella24giugno2010.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1187" title="apicella24giugno2010" src="http://www.gcpiemonte.org/wp-content/uploads/apicella24giugno2010-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Cancelli chiusi a Pomigliano dopo la conta delle schede. Si torna in cassa integrazione straordinaria dopo mesi e mesi di quella ordinaria. Da settembre 2008. Si attende la decisione del «padrone buono», del &#8220;socialdemcratico&#8221; Marchionne, come ebbe a definirlo Fassino. Il fimmino Andrea Allocca, delegato, si dice fiducioso che l&#8217;Ad di Corso Marconi si assuma le proprie responsabilità. Mimmo Loffredo è una giovane Rsu della Fiom: «La partita si riapre &#8211; dice a Liberazione &#8211; anche se le dichiarazioni Fiat sono sibilline». In sintesi l&#8217;azienda ha detto che andrà avanti con quel 60% che ha detto sì. La prima risposta sarà lo sciopero del 25. «A Napoli sfileremo sotto uno striscione che dirà più o meno &#8220;Siamo tutti di Pomigliano&#8221;». Un&#8217;altra risposta ci sarà con l&#8217;assemblea nazionale dei delegati Fiom, il primo luglio a Pomigliano. «Ci aspettiamo che esca una posizione nazionale contro l&#8217;accordo e degli appuntamenti concreti», continua Mimmo. E racconta dello spoglio in fabbrica, finito alle 4.20. Il risultato non ha scosso chi aveva il polso della condizione operaia.</p>
<p><span id="more-1186"></span>Però c&#8217;è poco da festeggiare: «La strada da percorrere è lunga &#8211; dice &#8211; ma l&#8217;ipotesi della chiusura non la prendiamo in considerazione. Se ci verrà prospettata faremo tutto il possibile per salvare la fabbrica». Lungo Viale Alfa Romeo si vede che le cose vanno male. La crisi ha cambiato il volto del quartiere dove vivono moltissime tute blu e pensionati della Fiat. Intonaci sbiaditi delle palazzine a tre piani. Ogni tanto un cartello su una saracinesca: «Chiuso per crisi». Perfino la pasticceria si chiama &#8220;Alfa&#8221; ma chi la gestisce dice che nemmeno la domenica sembra più la stessa. Dalla chiesa di S.Felice in Pincis, il parroco chiede alla Fiat di non fare l&#8217;«offesa» di fronte alla disperazione di migliaia di famiglie ma anche di fronte allo scatto di «grande dignità &#8211; spiega don Peppino Gambardella &#8211; da parte degli operai che non hanno scelto una resa incondizionata».<br />
Ricatto e orgoglio sono le parole più citate a Mirafiori. Mentre le Carrozzerie sono in cass&#8217;integrazione, le ex Meccaniche, le Powertrain, sono a pieno ritmo: 18 turni settimanali. Il ricatto è quello dell&#8217;azienda, l&#8217;orgoglio quello operaio. «Con 800 euro al mese forse avrei votato sì anch&#8217;io &#8211; dice Giovanni, da 23 anni a Mirafiori &#8211; il problema è che Fiat vuole farci tornare indietro di mezzo secolo e lanciare un messaggio politico». «Quell&#8217;accordo è una pistola puntata alla tempia &#8211; aggiunge Ettore &#8211; credo che l&#8217;azienda cerchi una scusa per chiudere». Prima che le Meccaniche andassero in Cigs, anche lì ci sono state assemblee per contestare l&#8217;accordo di Pomigliano. Venerdì scorso un corteo di mille persone era uscito da Mirafiori e la stessa Fiat ha ammesso un 30% di adesione allo sciopero in solidarietà con i colleghi di Pomigliano (ne sono stati svolti anche a Cassino, alla Piaggio di Pontedera, alla Sevel di Chieti ecc&#8230;). «Vuol dire che l&#8217;adesione reale era più del 70%», spiega Ugo Bolognesi, Rsu Fiom che ieri era al presidio sindacale piemontese di fronte al Palazzo della Regione. Cota e i suoi assessori hanno finto di non vederli. Anche visto da lì il risultato di Pomigliano è «uno scatto d&#8217;orgoglio: i lavoratori non sono disponibili a barattare salute e libertà. Ora l&#8217;assemblea del primo luglio dovrebbe servire a dire che non siamo disposti a tornare indietro ad altre epoche».<br />
Alla Sata di Melfi, la Fiat potrebbe avere in mente un &#8220;accordo&#8221; come quello sperimentato a Napoli. Lo farebbero pensare le manovre dei sindacati più gialli che hanno preteso le elezioni anticipate delle Rsu. «Ma, proprio qui, dieci giorni fa, la Fiom è diventata il primo sindacato &#8211; dice a Liberazione , Antonio Gravinese, delegato Fiom &#8211; l&#8217;azienda già aggira unilateralmente il contratto, per esempio sul piano ferie, o non pagando i permessi ai rappresentanti di lista alle regionali». Ieri il direttivo della Fiom ha messo a punto la manifestazione di Potenza in occasione dello sciopero generale. «Se si votasse qui, sicuramente il ricatto non passerebbe &#8211; conclude &#8211; Pomigliano è logorata da due anni di cassa integrazione».</p>
<p>Checchino Antonini da Liberazione del 24/06/2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gcpiemonte.org/?feed=rss2&amp;p=1186</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
