Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia
Posted by admin | Posted in Articoli, Lavoro/Precarietà, Territorio, Torino | Posted on 15-07-2010
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di Salutari Andrea
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino 2.0
da http://giovanicomunistitorino.blogspot.com/
Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare. Questo è uno di quelli.
Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha ricevuto un ulteriore colpo di grazia.
Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma di un’intera generazione.
Ho spalle grosse e forti, ma mi è difficile riuscire a tenere la schiena dritta.
Da una parte vivo la mancanza di diritti che i nostri genitori avevano conquistato negli anni delle lotte. E’ dura trovare il coraggio di vivere senza un salario sicuro, la precarietà ci trasforma in schiavi che non possono permettersi nulla.
E’ dura lavorare sentendosi una macchina, una merce col proprio numero di riconoscimento.
Ma è nulla confronto alla disperazione e alla paura di non essere rinnovati e di perdere il lavoro. Contratti di settimana in settimana, che con la crisi attuale spesso significa nessun rinnovo, nessun lavoro, nessun indenizzo, nessuna cassa integrazione. Soltanto un aiuto costante dai propri cari, il
trasformarsi in un tutto-fare per ogni occasione, permette l’attuale sopravvivenza, ma fino a quando?
Dall’altra parte la ferita più profonda però proviene da dentro. Quel sentirsi solo, emarginato da una società che ti usa come schiavo, quando e dove vuole perchè tragico è il bivio: prendere o lasciare, e lasciare significherebbe la fame.
Per questo sono grato al Circolo PRC di Nichelino, un circolo formato prevalentemente da operai che tanto mi hanno insegnato. Compagni che la lotta l’hanno pagata sulla proprio pelle, compresi i licenziamenti dalla stessa Fiat. La forza nostra è la coesione nell’agire e nell’unità politica e morale nei momenti di sofferenza.
La lotta portata dagli operai di Pomigliano, quel 36% che a testa alta ha votato NO, è la conferma che la speranza di cambiamento è viva, che con la lotta può trasformarsi in vittoria, ossia maggiori diritti e maggiori salari.













